mercoledì 31 agosto 2011

Acqua per benedire i luoghi di culto

Ecco il rituale che dovremmo compiere al prossimo esbat per cui ci serve l'acqua di fonte.
Ingredienti
ampolla
acqua di sorgente
angelica
basilico
vischio
un calderone o una pentola
Bisogna riscaldare l'acqua , o farla bollire poi aggiungere angelica, basilico e vischio, lasciare che le erbe diffondano i loro aromi, quindi filtrare e mettere l'acqua in una ampolla dedicata all'uso. Chiudere ermeticamente.

Poi qui credo che dovremmo cambiare un po'.
deporre l'ampolla ai piedi di una quercia dove lasceremo per una notte intera. La mattina la pozione sarà pronta, Recuperare l'ampolla pronunciando questo incantesimo che si dovrà ripetere ogni volta che verrà usata .(ecco direi che tale incantesimo sarebbe meglio pronunciarlo prima di deporre l'acqua)

"Dove tu sarai nulla potrà resistere;
l'impurità sarà cacciata immediatamente;
il male non potrà mai regnare;
La Terra sarà libera dalle impurità,
in questo luogo di culto, ora consacrato."

Ovviamente si può cambiare..
questo è un rituale druidico ed è per quello che c'è la presenza della quercia...quindi urge anche trovare una quercia...che sia nei pressi della propria abitazione per potervi accedere agevolmente...io nel parco di monza non avrei problemi, ma a Lecco...devo guardarmi intorno...voi come siete messi?

La raccolta delle acque

Come sapete in programma....ormai da molto tempo , ma finalmente ci siamo, c'è l'escursione alla fonte Menaresta che altro non è che la sorgente del fiume Lambro.
Essendo vicinissima a noi la trovo una occasione fantastica per raccogliere delle acque pure.
L'idea era poi quella di realizzare un'acqua benedetta da utilizzare per purificare i luoghi magici, quelli dove festeggiate esbat, sabbath e fate riti magici. Il rito lo posterò magari dopo noi lo metteremo in pratica in occasione dell'esbat.
L'idea era anche quella di fare qualcosa alla luce del sole e di preparare un'ode per ringraziare la natura in generale.
Qui sotto trovate una bozza prendetela e fate le vostre aggiunte e correzioni o se volete mettetene una che avete già o ritenute migliore...ho trovato anche una poesie adi D'annunzio semplice e carina ve la incollo.

"Veniamo in pace e in armonia
per rendere omaggio agli spiriti della natura,
alla madre terra, per chiedere il favore dei suoi figli.
Sorgente di fiume, cristallino figlio del Cielo e della Terra
Ti rendiamo grazie.
Porta purezza e protezione nella nostra vita"


Acqua di monte
Acqua di fonte
Acqua che squilli
Acqua che brilli
Acqua che canti e piangi
Acqua che ridi e muggi
Tu sei la vita
E sempre sempre fuggi di Gabriele d'Annunzio

giovedì 25 agosto 2011

Ampelo


Una storia bellissima, romantica e commuovente quella del giovane Ampelo amato da Dioniso

Ampelo (dal greco antico Αμπελος, «vite») è una figura della mitologia greca.

Era un giovane amato da Dioniso. Morì accidentalmente, cadendo dal dorso di un toro imbizzarrito o da un albero sul quale si era arrampicato per cogliere un grappolo d'uva, a seconda della versione del mito che si vuole accreditare. Nella prima variante, riportata da Nonno, Ampelo fu poi trasformato in vite, recando agli uomini il dono dionisiaco del vino. Stando a Ovidio, invece, Dioniso lo tramutò nella stella Vindemiatrix (in latino «vendemmiatrice»), della costellazione della Vergine.

Secondo Nonno, Ampelo fu il primo amore di Dioniso. Il giovane, tenuto all'oscuro della natura divina del suo compagno, era coetaneo del dio e lo superava in bellezza. I due vivevano frasatiri e sileni presso il fiume Pattolo, in Lidia o forse in Frigia (Nonno confonde spesso le due regioni turche). Lo stesso Dioniso era incerto sulle origini del fanciullo: poteva appartenere alla stirpe dei satiri, tanto che aveva la coda, ma più probabilmente era figlio di Selene, dea della luna, ed Elio, il sole.

Il dio era perdutamente innamorato di Ampelo, e di lui gelosissimo, ma temeva continuamente per la sua vita, presentendone un destino simile a quello di Ila, Giacinto e Ganimede, tutti giovinetti amati da divinità o semi-divinità, sottratti prematuramente alla vita terrena.

I due compagni si confrontavano quotidianamente in una varietà di giochi, dalla lotta alla caccia, che Dioniso volentieri lasciava vincere al suo favorito. In occasione di una gara di corsa cui parteciparono Ampelo e due satiri, Cisso e Leneo, il dio intervenne per rallentare i rivali e garantire la vittoria all'amato[1].
Per colpire l'attenzione del suo amante, Ampelo si cimentava cavalcando tigri, orsi e leoni. Il dio, gli raccomandò però di guardarsi, nei suoi giochi, dalle corna del toro.

Dioniso aveva infatti ricevuto un segno dell'imminente morte del giovane: al dio era apparso un drago cornuto, che scagliava un cerbiatto adagiato sul proprio dorso contro le pietre di un altare, uccidendolo. Intuendo nella apparizione un presagio del destino che attendeva il giovane, il dio fu sul punto di piangere per la futura perdita, ma alla vista del sangue che arrossava la pietra dell'altare, e che preannunciava il dono del vino, eruppe in un riso di gioia. Su richiesta di Era, matrigna di Dioniso, la dea Ate, l'Errore, che si trovava in Frigia da quando Zeus furibondo ve l'aveva scagliata, si presentò ad Ampelo sotto le spoglie di un giovane satiro e gli consigliò di provare a cavalcare un toro, persuadendolo che con ciò si sarebbe guadagnato la predilezione del dio e la possibilità di guidarne il cocchio, che era stato affidato a Marone.

Ampelo si accostò a un toro che si abbeverava presso il Pattolo; dalle fauci dell'animale colava sul corpo del giovane un rivolo d'acqua, simbolo della fatica cui i buoi sarebbero stati costretti per irrigare le vigne. Ampelo ornò il capo del toro di narcisi e anemoni, fiori germogliati in seguito alla morte di Narciso e Adone, entrambi giovani cari agli dei; infine gli montò in groppa. Mentre galoppava sul dorso del toro, vedendo la luna, si prese gioco di Selene, che per punizione mandò un tafano a pungere il toro. L'animale, imbizzarrito, disarcionò Ampelo, lo trafisse con le corna e lo scagliò contro delle rocce, finché la testa non si staccò dal corpo.

Dioniso, disperato, asperse la ferita con l'ambrosia, il nettare degli dei, la cui dolcezza si sarebbe poi trasfusa nel vino. Eros, per consolarlo, raccontò al dio affranto la storia di un altro bellissimo fanciullo, Calamo, tramutatosi in canna a seguito di un amore sfortunato.

Frattanto le Ore, personificazione divina delle quattro stagioni, si recavano presso loro padre, Elio, custode delle profetiche tavolette di Armonia. Una di loro, Autunno, avrebbe presto avuto il capo adorno di tralci di vite, poiché era giunto il tempo del vino, previsto nell'ultima raffigurazione della terza tavoletta, che segnava l'avvento di una nuova era del mondo: vi era infatti rappresentata la Vergine, segno zodiacale di transizione fra l'estate e l'autunno, con in mano un grappolo d'uva[2].
I lamenti di Dioniso giunsero a commuovere Atropo, una delle Moire, filatrici del destino di ogni creatura. Costei diede nuova vita al corpo di Ampelo, che subito mise radici e si trasformò in un tralcio vite, scampando così all'Ade. Il dio strinse fra le mani un grappolo d'uva, e dal nuovo frutto stillò un succo che aveva la stessa dolcezza dell'ambrosia, e che donava l'ebbrezza: il vino aveva fatto la sua prima comparsa sulla terra.

Cisso, il satiro con cui Ampelo aveva gareggiato, si sarebbe trasformato nell'edera che si avvolge alla vite, mentre Calamo, la canna, l'avrebbe sostenuta contro il vento[3].

Ovidio, oltre a precisare che Ampelo era figlio di un satiro e di una ninfa, racconta una versione diversa del mito: Dioniso e il suo favorito vivevano sui monti Ismari, in Tracia; il dio aveva affidato ad Ampelo un rampicante che pendeva dalle foglie di un olmo. Il giovane, arrampicatosi sull'albero per cogliere il frutto del rampicante, perse l'equilibrio e morì nella caduta: la pianta prese così il nome di Ampelo, «vite». Dioniso, addolorato, tramutò il giovane nella stella Vindemiatrix[4].

La Vindemiatrix, appartiene alla costellazione della Vergine; la sua apparizione a oriente, subito prima dell'alba, segnalava un tempo l'inizio del periodo della vendemmia, a settembre; a causa della precessione degli equinozi oggi sono le stelle della costellazione del Leone a comparire in quella posizione all'inizio dell'autunno.

(fonte wikipedia)

martedì 23 agosto 2011

streghe con la S maiuscola


lunedì 22 agosto 2011

Sciamanesimo dei nativi

Condivido moltissime cose che ho letto in questo testo e voi cosa ne pensate?

Noi siamo fatti della stessa natura di cui sono fatti gli animali, le pietre, il sole e rispondiamo alle stesse regole fisiche . Siamo fatti da milioni di cellule vive, e ogni cellula ha una vita propria, individuale. Non siamo quindi Uomini, ma insieme di Vita, come tutto cio che ci circonda.


I Nativi d’America non conoscevano la cellula, ma conducevano il loro stile di vita nel totale rispetto della natura.


Essi non si concepivano degli esseri dominanti, ma dominati. La loro religione era di tipo animista: la roccia, l’acqua, l’orso e qualsiasi essere naturale erano considerati dotati di un anima. E il sole e la terra facevano da padre e madre biologici per qualsiasi cosa.


E’ questo il motivo che li spingeva a mettersi in contatto con i loro antenati attraverso riti divinatori, comunicando con l’anima che è in ogni piccolo frammento di universo.


Basando la loro quotidianità totalmente in balia degli eventi e dall’alternanza stagionale, i nativi americani non temevano la morte, considerata una semplice trasformazione all’interno di un ciclo naturale. La morte sentita come parte stessa della vita. Dove per vita non si intendeva la vita del singolo individuo, ma l’eterna vita del Tutto, di cui noi siamo solo un frammento.



Il cerchio sacro


Una volta morti ci si sarebbe ricongiunti all’infinita ciclicità della vita. Solo attraverso la morte, quindi, si poteva ritornare sulla Terra. La visione di questo tipo di “reincarnazione” si basava su una visione ciclico/circolare della vita, non intesa però in maniera statica: per cui tutto ritornava al punto di partenza, ma dopo un processo di trasformazione.


Il concetto di crescita all’interno di un cerchio è molto lontano dal modo di pensare occidentale.


Come scriveva Alce Nero: “Dopo la cerimonia degli heyoka, io venni a vivere qui, dove sono adesso, tra i torrenti Wounded Knee e Grass. Altri vennero con noi, e costruimmo queste piccole case grigie di tronchi che vedete, ed esse sono quadrate. É un brutto modo di vivere, perché non ci può essere alcun potere in un quadrato.


Avete osservato che tutto ciò che un indiano fa in è in un circolo, e questo perché il Potere del Mondo sempre lavora in circoli, e tutto cerca di essere rotondo. Nei tempi andati, quando eravamo un popolo forte e felice, tutto il nostro potere ci veniva dal cerchio sacro della nazione, e finché quel cerchio non fu spezzato, il popolo fiorì.


L’albero fiorente era il centro vivente del cerchio, e il circolo dei quattro quadranti lo nutriva.


L’est dava pace e luce, il sud dava calore, l’ovest dava la pioggia, e il nord, col suo vento freddo e potente, dava forza e resistenza. Questo sapere ci veniva dal mondo dell’aldilà, con la nostra religione.


Tutto ciò che il Potere del Mondo fa, lo fa in un circolo.


Il cielo è rotondo, e ho sentito dire che la terra è rotonda come una palla, e che così sono le stelle. Il vento, quando è più potente, gira in turbini. Gli uccelli fanno i loro nidi circolari, perché la loro religione è la stessa nostra. Il sole sorge e tramonta sempre in un circolo. La luna fa lo stesso, e tutti e due sono rotondi.


Perfino le stagioni formano un grande circolo, nel loro mutamento, e sempre ritornano al punto di prima. La vita dell’uomo è un circolo, dall’infanzia all’infanzia, e lo stesso accade con ogni cosa dove un potere si muove. Le nostre tende erano rotonde, come i nidi degli uccelli, e inoltre erano sempre disposte in circolo, il cerchio della nazione, un nido di molti nidi, dove il Grande Spirito voleva che noi covassimo i nostri piccoli. Ma i Wasichu ci hanno messi in queste scatole quadrate. Il nostro potere se ne è andato e stiamo morendo, perché il potere non è più in noi.”



Il grande spirito
Il Grande Spirito (o piu propriamente Grande Mistero) è quello che i nativi americani chiamavano Wakan Tanka che per i nativi americani rappresentava la divinità suprema. Dove la divinità non era intesa come viene concepita nelle religioni monoteiste. Non era un essere rappresentabile, bensi un concetto, l’espressione di tutte le cose, il raggiungimento della perfezione che si esprimeva con i miracoli della natura, la Forza suprema, il soffio di vita. Wakan Tanka era lo sbocciare di un fiore, lo scorrere dell’acqua, il sibilo del vento. E il suo culto era silenzioso, intimo, privato, di lieto ringraziamento.

Francis La Fleche, un etnologo appartenente alla tribù degli Osage-Sioux scriveva: «Ogni essere vivente è Wakan. Wakan è ogni cosa che possegga un potere, sia esso attivo come quello del vento o quello che spinge le nuvole, oppure passivo, di resistenza, di sopportazione, come quello dei ciottoli che si trovano lungo le strade.

Persino il bastone o la pietra più insignificanti hanno una particolare essenza spirituale che viene immaginata come manifestazione di quel potere misterioso che penetra in ogni cosa, che informa di sé l’intero universo».


Wakan Tanka non è un entità che sta sopra ogni cosa, non è un essere a cui chiedere grazie, né da adorare per timore di qualche sua “ritorsione” (vedi la concezione di piu moderne religioni). E’ semplicemente uno stato da raggiungere, come ricollegamento all’origine di ogni cosa, attraverso riti divinatori, sostanze psichedeliche, danze tribali (spesso circolari).


Il Grande Mistero non è inoltre un essere unico e immobile:singolare come espressione verbale e plurale nel significato, non è una personificazione; lo sono le sue manifestazioni: fenomeni naturali come il Vento, le Stelle (il woniya di Wakan Tanka, il respiro del Grande Respiro), il Sole (Wi), la Luna (Hanwi), la nascita di un bambino. E’ a Wakan Tanka, l’energia suprema, la fonte di tutte le cose e presente in tutte le cose, che si rivolge un Sioux quando prega.



E’ proprio in questa concezione della spiritualità e dell’uomo inteso come parte naturale di una forza eterna, che nasce la Ruota della Medicina Indiana.



La ruota della medicina


Esso era una sorta di cerchio magico che, normalmente realizzata con delle piccole pietre o con dei ciottoli, racchiude in sè tutti i principi dell’universo e rappresenta con questi gli infiniti elementi che lo compongono.


Normalmente la ruota era suddivisa in quattro quadranti (a loro volta anch’essi suddivisi), ognuno dei quali voleva rappresentare i quattro principi basilari di cui l’universo si compone (rispettivamente, partendo dal sud, acqua, terra, aria e fuoco) nonchè gli spiriti, gli animali e i punti cardinali che a questi principi sono legati:

- il nord, a cui è associato il colore bianco e da cui “proviene il grande vento bianco che purifica”, è il luogo dove abita il gigante Waziah.L'elemento associato è la terrae l'animale totem è il bisonte.

- al sud è associato il colore rosso e da esso giunge l’estate ed il potere che fa crescere, qui vive il Cigno Bianco che attende alla vita di tutti i popoli dell’universo.E' legato all'elemento fuoco e come animale totem è associato il topo.

-ad ovest, dove vivono gli esseri del tuono che mandano la pioggia e dove il sole tramonta vi è il colore nero: qui abita Wakinian-Tanka, il grande Uccello del Tuono dell’Ovest, “in una capanna in cima ad un monte al confine del mondo dove il sole tramonta”.L'elemento associato è l'acqua e l'animale totem è l'orso.


- ad est vi è invece il giallo, poichè qui vive la “Stella del Mattino” per dare la saggezza agli uomini ed il suo simbolo è l’aquila, Huntka, l’animale che tutto vede.E' legato all'elemento del aria.

Il centro del cerchio rappresenta l’albero sacro che unisce il cielo alla terra: è “l’albero del mondo, il cui tronco – che è anche la colonna del sole, il palo del sacrificio e l’axis mundi “.


Come dice Hyemeyohsts Storm, pittore nativo autore di numerose rappresentazioni del Cerchio:


“Il Cerchio della Ruota di medicina è l’universo. E’ mutamento, vita, morte, nascita e apprendimento”.


Questo Grande Cerchio è la dimora del corpo, della mente e del cuore, è il ciclo di tutte le cose che esitono.


Il Cerchio è il nostro modo di toccare e di provare armonia con tutte le altre cose che ci stanno intorno; e per coloro che cercano di capire, il Cerchio è il loro specchio”.


Nella ruota l’uomo non è al centro, ma nasce gia in uno dei quattro quadranti, traendone, per natura, un determinato bagaglio corpo-mente-spirito: l’individuo è difatti solo una piccola parte di un cosmo infinito ed il suo compito è la ricerca dell’equilibrio di tutto ciò che lo circonda, dell’armonia universale.


Ognuno di noi nasce quindi, secondo la ruota della medicina indiana, con un proprio scopo, quello definito “programma di incarnazione” che si attua esprimendo le proprie capacità che, per nascita, ci sono state donate ad uno scopo comune.


L’Uomo quindi come parte di un tutto, frammento della grande energia di Wakan Tanka.


La ruota non viene intesa come la perfezione, ma come simbolo di movimento (è una ruota appunto, non un semplice cerchio), in cui l’armonia del Tutto avviene attraverso un continuo processo di trasformazione. Il caos per passare all’equilibrio passa dalla delicata e costante fase della metamorfosi.


La medicina dei nativi americani era quindi ben distante dal concetto allopatico occidentale. La malattia, non vista come punizione a cui non si puo dare risposta, ma come opportunità di crescita, come simbolo mandatoci da una forza perfetta.


E’ solo cambiando ciò che in noi possiamo cambiare, che potremo aiutare l’intera ruota della divina essenza a girare, ad evolversi, a riscoprirsi piu viva di prima.


Siamo parte attiva dell’infinito, e solo attraverso la creatività, e non l’abnegazione, possiamo intervenire sulla continuità dell’energia, circolare, ma mai uguale.

sabato 13 agosto 2011

sarà stato il 2006 a stare larghi...magari 2007






Grigliata Gligliatina Gnam Gnam!

Alty sei tu? quella sdraiata?



giovedì 11 agosto 2011

Boiate!!!

Ho trovato su un sito questo testo....di solito leggo distrattamente ma...quante boiate...

La Vecchia Religione, come già spiegato, ha diverse tradizioni, ma la più conosciuta è quella descritta in Aradia, o il Vangelo delle Streghe, dove il Culto delle Streghe si concentra sulla figura della Dea Diana e del suo figlio, fratello e consorte Lucifero, descritto come Divinità Solare. Il testo ci racconta che Diana, vedendo gli uomini poveri continuamente oppressi dai ricchi e dal clero cattolico, inviò la sua Figlia Divina Aradia (Erodiade) sulla Terra, per liberare la gente dalla schiavitù e far rifiorire la Vecchia Religione. Nel libro esso si presenta come un culto lunare, concentrato sulla Celebrazione delle Lune Piene, dove vengono fatte preghiere, canti, danze e banchetti con del pane e del vino a Diana.

La Stregheria è caratterizzata da pratiche fortemenre teurgiche, cerimoniali e formulaiche. Gli streghici usano il pentagramma come simbolo sacro; tra gli oggetti liturgici contemplati vi sono il calice, l'atamé e la bacchetta; i rituali si svolgono all'interno di un cerchio sacro dove solitamente è collocato un altare direzionato verso il nord.

Riti comuni includono preghiere e benedizioni delle offerte.


Gli Esbat sono i pleniluni; per la Stregoneria il plenilunio è molto importante perché rappresenta un momento di forti energie, inoltre la Luna è sempre stata l’identificazione della Dea.
Le Lune piene sono 12 in un anno; tranne ogni 4 anni, dove compare la “Luna Blu”, cioè la 13° Luna.


Diana un giorno ha guardato giù e ha detto "i cattolici sono brutti e cattivi recupero lucifero e ci mettiamo all'opera!"

Vogliamo parlare della luna blu ogni 4 anni? quello è l'anno bisestile!!! ci sono sempre 13 lune in un anno!!!!!


commentate anche voi

il potere del trio coincide col mio!!!


martedì 9 agosto 2011

vestite con gli elementi...
Terra




Fuoco


Acqua


Aria



SCN logo concept

mi ci faccio una maglietta!!

lunedì 1 agosto 2011

Lughnasadh


Anche se eravamo solo in due sabato sera è stata una bella serata, la luce viola (... ... ...) il sole che piano piano si spegneva per lasciare spazio alle stelle.
Questo sabba per noi scn è stato dedicato alla terra e alle sue energie protettive. Abbiamo creato delle bottiglie delle streghe che ci accompagneranno e proteggeranno fino a Imbolc poi tornerà tutto alla natura.
Purtroppo non c'è stata occasione per il rito per catturare le energie solari, ognuno lo farà per conto suo ma sono venute fuori delle belle idee per i prossimi riti.
Io ieri ho anche trovato un quadrifoglio, quindi mi aspetto tanti eventi fortunati da qui in poi.!!!